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Il C.N.F. su ministri-avvocati esercenti in materia connessa alla carica

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Rischia di esser meramente teorica l'ipotesi di cancellazione dall'albo degli avvocati di un ministro che eserciti la professione di avvocato in materia connessa all'alta carica rivestita. Un parere del C.N.F. afferma che se il ministro svolge attivit d'avvocato in una materia connessa alla suaattivit istituzionale non potr procedersi, subito dopo accertata tale connessione, alla sua cancellazione dall'albo ma si dovr prima portare a compimentounprocedimento disciplinare (ivi compresa l'esecuzione di eventuali sanzioni che dovessero essere comminate) per poi procedere, immediatamente dopo la sua conclusione, alla cancellazione (amministrativa) dell'interessato per incompatibilit, se essa permanga. E' quanto dire che la cancellazione sar rinviata alle calende greche. Una bella differenza di trattamento rispetto alle cancellazioni d'ufficio da comminare nei confronti, magari, del semplice impiegato che lavori apart time ridotto alle dipendenze di quel signor ministro!LEGGI DI SEGUITO IL PARERE DEL C.N.F. ...

Il C.N.F., con parere 26 ottobre 2006, n. 60, rispose ad un quesitodel COA di Bergamo (rel. cons. Morgese), attinente alla condizione di un iscritto che fosse divenuto Ministro del Governoin carica, e che risultasse nel frattempo sottoposto a procedimento disciplinare. Il Consiglio chiese se dovesse applicarsi una sospensione dall'esercizio professionale, ovvero se dovesse procedersi disciplinarmente. Il C.N.F. espresse parere contrario nel senso che, accertata l'incompatibilit per la connessione dell'attivit professionale con la carica di governo, il Consiglio dell'Ordine doveva portare a compimento il procedimento disciplinare (ivi compresa l'esecuzione di eventuali sanzioni che dovessero essere comminate) per poi procedere, immediatamente dopo la sua conclusione, alla cancellazione (amministrativa) dell'interessato per incompatibilit, se essa permanesse. Ecco il testo del parere della Commissione pareri: "In via preliminare deve precisarsi quale sia l'ambito di operativit della recente norma che prevede un'incompatibilit tra le cariche di governo ed alcune attivit professionali. Si tratta, in particolare, dell'art. 2, primo comma, lett. d) della l. 20 luglio 2004, n. 215: la disposizione prevede che il titolare di cariche di governo non possa esercitare attivit professionali o di lavoro autonomo in materie connesse con la carica di governo . Il Consiglio dovr, quindi, prima di tutto valutare che vi sia una forma di connessione tra la carica rivestita all'interno del Governo e l'attivit professionale, un legame idoneo a generare conflitti d'interesse, ancorch meramente ipotetici o indiretti. Una volta accertata la sussistenza di una posizione incompatibile, il Consiglio dell'Ordine dovr applicare il disposto del quarto comma del medesimo articolo, ove recita: L'incompatibilit prevista dalla disposizione di cui alla lettera d) del comma 1 costituisce causa di impedimento temporaneo all'esercizio della professione e come tale soggetta alla disciplina dettata dall'ordinamento professionale di appartenenza. In buona sostanza, la disciplina di legge prevede che, ove sia accertata la causa di incompatibilit con l'esercizio della professione, questa sia soggetta alla disciplina prevista in via ordinaria dall'ordinamento professionale di appartenenza. Alcuni ordinamenti prevedono che i professionisti che non possono esercitare la professione in ragione della sussistenza di cause di incompatibilit siano iscritti, per tutta la durata della situazione in parola, in un apposito elenco speciale (cfr. art. 29, ult. co, DPR 1067/1953, ordinamento della professione di dottore commercialista). L'ordinamento forense, invece, non prevede forme di sospensione temporanea dall'esercizio della professione al di fuori delle sanzioni disciplinari: l'art. 37 R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 prevede che al verificarsi di una situazione di incompatibilit consegua la cancellazione dall'albo di appartenenza, salva evidentemente la facolt dell'interessato di chiedere la reiscrizione allorquando rivesta nuovamente tutti i requisiti per svolgere l'attivit professionale. Detta cancellazione peraltro inibita (ai sensi del sesto comma dello stesso art. 37) quando l'interessato sia sottoposto a procedimento disciplinare. Non pare, quindi, possa esservi altra soluzione del caso rappresentato, se non quella di portare a compimento il procedimento disciplinare (ivi compresa l'esecuzione di eventuali sanzioni che dovessero essere comminate) per poi procedere, immediatamente dopo la sua conclusione, alla cancellazione (amministrativa) dell'interessato per incompatibilit, se essa permanga."

 


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Vi è da dire in pro della stupidità più di quanto non si crede. Personalmente ho una grande ammirazione per la stupidità. Sarà probabilmente per un senso di solidarietà (O. Wilde)