Avvocati Part Time

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Avvocati Part Time

CdS 5511/13: il sindacato ha diritto d'accesso alle piante organiche della pubblica amministrazione

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(da www.servizi-legali.it )

I sindacati hanno diritto all'accesso alle piante organiche della pubblica amministrazione. L'ha deciso il Consiglio di Stato con sentenza n. 5511/2013, depositata il 20/11/2013, che riporto pure di seguito ...

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La circolare del 27 novembre 2013 del Ministero della giustizia sulla mediazione ...

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(da www.servizi-legali.it )

 Con circolare del 27 novembre 2013 il Ministero della giustizia fornisce chiarimenti per la prima attuazione delle norme introdotte con decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 in tema di:

- obbligatorietà della mediazione, anche nella nuova forma di mediazione disposta dal giudice
- riflessi in materia di spese
- competenza territoriale
- ruolo degli avvocati
- principi deontologici per gli organismi di mediazione.

La circolare segue la direttiva del ministro 5 novembre 2013 sulla rigorosa vigilanza da parte del ministero sugli organismi di mediazione.

LEGGI DI SEGUITO LA CIRCOLARE DEL 27 NOVEMBRE 2013 ...

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Consulenza non "riservata" agli avvocati ma "di competenza" degli avvocati? Che significa?

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 Consulenza non "riservata" agli avvocati ma "di competenza" degli avvocati? Che significa?
Assicurazione del rischio professionale e copertura delle attività non riservate ad una certa professione: questa è la problematica alla soluzione della quale deve ritenersi finalizzato il primo periodo del comma 6 dell'art. 2 della legge di riforma forense (legge 31 dicembre 2012, n. 247 "Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense").
Al di fuori dal riferimento a tale problematica non è possibile formulare una interpretazione logica e costituzionalmente orientata (capace di evitare alla norma una declaratoria di incostituzionalità per violazione di una ampia serie di principi costituzionali) del primo periodo del comma 6 dell'art. 2 della legge di riforma forense.
Rileggiamo il comma 5 e il primo periodo del comma 6 dell'art. 2 della riforma forense. Recitano:
"5. Sono attività esclusive dell'avvocato, fatti salvi i casi espressamente previsti dalla legge, l'assistenza, la rappresentanza e la difesa nei giudizi davanti a tutti gli organi giurisdizionali e nelle procedure arbitrali rituali.
6. Fuori dei casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per gli esercenti altre professioni regolamentate, l'attività professionale di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale, ove connessa all'attività giurisdizionale, se svolta in modo continuativo, sistematico e organizzato, è di competenza degli avvocati. ...".

S'è detto a destra e a manca che con tali disposizioni la legge di riforma forense avrebbe attribuito una riserva di consulenza legale e di assistenza legale stragiudiziale agli avvocati (anche se con limiti particolari e di difficile individuazione, soprattutto per quanto disposto dai successivi periodi del comma 6 dell'art. 2). Niente di più sbagliato ! Si consideri, infatti: nel comma 5 dell'art. 2 si indicano le "attività esclusive" dell'avvocato, mentre nel primo periodo del comma 6 dello stesso articolo si individuano le attività che sono solo "di competenza" dell'avvocato. Ebbene, è evidente che dal riconoscimento che una certa attività è "di competenza" dell'avvocato non deriva affatto che quella attività sia "esclusiva" dell'avvocato. Anzi, a dirla tutta, l'accostamento "topografico" delle qualificazioni di due diverse attività come di "attività esclusiva", l'una, e di attività "di competenza", l'altra, rende davvero imbarazzante la diffusa affermazione "politica" (data in pasto a colleghi che si pensano sprovveduti?) per cui con la legge di riforma forense si sarebbe garantito un margine di lavoro alla categoria degli avvocati, assediata da consulenti ben organizzati.
Qual è allora il vero significato del primo periodo del comma 6 dell'art. 2 della legge di riforma forense?
Ce lo chiarisce, a mio avviso, una sentenza della terza Sezione Civile della Corte di Cassazione: la n. 18912/2009. Tale sentenza, intervenendo a decidere in tema di colpa professionale dei consulenti del lavoro, si è espressa su questione che interessa, in realtà, tutti i professionisti tenuti alla assicurazione della loro responsabilità professionale , compresi gli avvocati: quando c'è copertura assicurativa per attività non esclusive della professione?
In particolare: Cassazione 18912/2009 ha stabilito che non gode della copertura assicurativa il consulente del lavoro che deve risarcire un cliente per colpa professionale in relazione a un'attività, come la redazione di un contratto di locazione, che "non è tipica di questa professione". Ha specificato che "la predisposizione di un contratto di locazione, pur non essendo in linea di principio vietata al consulente del lavoro, in quanto si tratta di attività per la quale non è prevista alcuna riserva a favore di specifiche categorie di professionisti, non rientra tuttavia né nelle attività ‘tipiche' previste per il consulente del lavoro, né nella previsione contrattuale della polizza assicurativa".
In conclusione, mi pare si debba riconoscere che la legge di riforma forense, ragionevolmente, proprio perchè ha sancito l'obbligo di assicurazione del rischio della attività professionale dell'avvocato (all'art. 12 ha statuito il dovere di stipulare una "polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione"), abbia voluto "chiarire" -nel primo periodo del comma 6 dell'art. 2- che tra le attività professionali che l'assicurazione obbligatoria degli avvocati dovrà garantire rientrano anche le attività di consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale connotate in certa maniera.
Resta un problema: cosa s'è voluto disporre coi successivi periodi del comma 2 dell'art. 6 ? In essi si legge: "E' comunque consentita l'instaurazione di rapporti di lavoro subordinato ovvero la stipulazione di contratti di prestazione di opera continuativa e coordinata, aventi ad oggetto la consulenza e l'assistenza legale stragiudiziale, nell'esclusivo interesse del datore di lavoro o del soggetto in favore del quale l'opera viene prestata. Se il destinatario delle predette attività è costituito in forma di società, tali attività possono essere altresì svolte in favore dell'eventuale società controllante, controllata o collegata, ai sensi dell'articolo 2359 del codice civile. Se il destinatario è un'associazione o un ente esponenziale nelle diverse articolazioni, purchè portatore di un interesse di rilievo sociale e riferibile ad un gruppo non occasionale, tali attività possono essere svolte esclusivamente nell'ambito delle rispettive competenze istituzionali e limitatamente all'interesse dei propri associati ed iscritti".
Si tratta di disposizioni pensate per conciliare in limitati casi, da una parte, l'instaurazione di contratti di consulenza e assistenza legale stragiudiziale con non avvocati e, dall'altra, una generale riserva agli avvocati di tal tipo di consulenza e assistenza. Di certo, esse sono evidentemente viziate di incostituzionalità poichè:
1) irragionevolmente limitano la possibilità di concludere contratti di consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale con non avvocati solo nei casi di lavoro subordinato o prestazioni d'opera continuativa e coordinata;
2) in tale quadro dispongono irragionevoli differenziazioni di disciplina in base alla natura dei datori di lavoro (privilegiando talune associazioni e società);
3) Comunque e soprattutto, però, va considerato che tali disposizioni potrebbero apparire sensate solo in relazione ad una effettiva riserva di consulenza legale e assistenza legale stragiudiziale agli avvocati. Il punto è che -come sopra s'è chiarito- la riserva agli avvocati della consulenza legale e dell'assistenza legale stragiudiziale (originariamente prevista nella proposta di legge di riforma forense) è stata espunta dal testo di legge definitivamente approvato il 21 dicembre 2012. Ne risulta una diversa incostituzionalità, per irragionevolezza, delle disposizioni (non più eccezionali) degli ultimi tre periodi del comma 2 dell'art. 6.

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Autotutela in caso di illegittimità comunitaria del provvedimento

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(l'illustrazione: San Domenico di Guzman presiede a un autodafè, Pedro Berruguete, 1475)

In caso di illegittimità del provvedimento amministrativo per contrasto rispetto al diritto comunitario si deve valutare, da parte della pubblica amministrazione, la sussistenza dell'interesse pubblico all'esercizio del potere di autotutela d'annullamento anche sotto l'aspetto di interesse specifico ad evitare che l'azione amministrativa anticomunitaria produca effetti economici pregiudizievoli per la collettività. L'ha affermato il TAR di Palermo (Sentenza  15 settembre 2008, n. 1162), richiamando l'art. 21 nonies L. 7 agosto 1990 n. 241, introdotto dalla L. 11 febbraio 2005 n. 15.
In particolare se ricorre la c.d. illegittimità comunitaria del provvedimento, l'interesse pubblico specifico da vagliare è anche quello di evitare che l'atto anticomunitario produca effetti economici pregiudizievoli per la collettività a seguito della possibile azione di rivalsa (ai sensi dell'art. 1 comma 1215, l. 27 dicembre 2006 n. 296) che lo Stato (responsabile sul piano internazionale della violazione delle norme comunitarie) può esercitare nei confronti dell'ente pubblico che abbia emanato e non abbia annullato in autotutela un provvedimento contrario al diritto comunitario.

CHE NE DITE DI PROSPETTARE AI CONSIGLI DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI LA NECESSITA' DI ANNULLARE D'UFFICIO LE CANCELLAZIONI DISPOSTE IN VIRTU' DI UNA INTERPRETAZIONE DELLA L. 339/03 CONTRARIA AL DIRITTO COMUNITARIO  E POSSIBILE FONTE DI RESPONSABILITA' PER LO STATO E PER GLI STESSI CONSIGLI DEGLI ORDINI (A SEGUITO DI RIVALSA DA PARTE DELLO STATO VERSO I CONSIGLI DEGLI ORDINI) ?
LEGGI DI SEGUITO LA SENTENZA DEL TAR PALERMO ...

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Cassazione SS.UU. 27266/2013 non convince in tema di abrogazione della l. 339/03

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Si legge sul sito della Cassazione (servizio novità), riguardo alla sentenza 27266/2013 delle SS.UU. civili:  "Sentenza n. 27266 del 05/12/2013 inserito il 13/12/2013
AVVOCATO E PROCURATORE - DIPENDENTI PUBBLICI PART-TIME SVOLGENTI ATTIVITA' DI AVVOCATO EX L. N. 662 DEL 1996 - INCOMPATIBILITA' AI SENSI DELLA L. N. 339 DEL 2003 - ABROGAZIONE IN FORZA DI NORME SUCCESSIVE - ESCLUSIONE
La disciplina introdotta dalla legge 25 novembre 2003, n. 339, che sancisce l’incompatibilità tra impiego pubblico part-time e professione forense, non è stata tacitamente abrogata dalle norme successive, di cui al d.l. 13 agosto 2011, n. 138 (conv., con modif., dalla legge 14 settembre 2011, n. 148) e D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137 ..."

 EBBENE, LE SS.UU. CIVILI DELLA CASSAZIONE SBAGLIANO! LEGGI QUI I MIEI RILIEVI IN TEMA DI ABROGAZIONE DELLA L. 339/2003.

Basterebbe, per confutare le argomentazioni della sentenza 27266/2013 in tema di abrogazione della l. 339/03: 1) considerare la valenza dei decreti legislativi e del testo Unico che il Governo deve emanare ex art. 64 l. 247/12 per rilevare le disposizioni (anche implicitamente) abrogate e quelle ancora vigenti, di rango primario e secondario; 2) considerare che, previo giudizio di compatibilità, devono trovare applicazione le disposizioni vigenti, ancorché non richiamate dalla legge di riforma forense (articolo 65, comma 1, l. 247/12). L'art. 64, "Delega al Governo per il testo unico", recita:
"1. Il Governo e' delegato  ad  adottare,  entro  ventiquattro  mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentito il CNF, uno o piu' decreti legislativi contenenti un testo unico di  riordino delle  disposizioni  vigenti  in  materia  di  professione   forense, attenendosi ai seguenti principi e criteri direttivi:
    a) accertare la vigenza attuale  delle  singole  norme,  indicare quelle  abrogate,  anche  implicitamente,  per  incompatibilita'  con successive disposizioni, e quelle che, pur  non inserite  nel  testo unico, restano in vigore; allegare  al  testo  unico  l'elenco  delle disposizioni, benche' non richiamate, che sono comunque abrogate;
    b)  procedere  al  coordinamento  del  testo  delle  disposizioni vigenti  apportando,   nei   limiti   di   tale coordinamento,   le modificazioni  necessarie  per  garantire  la   coerenza   logica e sistematica  della  disciplina, anche al fine di adeguare e semplificare il linguaggio normativo.
  2.  Al  fine  di  consentire  una  contestuale  compilazione  delle disposizioni legislative e regolamentari riguardanti  la  professione di avvocato, il Governo e'  autorizzato,  nella adozione  del  testo unico, ad inserire in esso, con adeguata evidenziazione, le norme sia legislative sia regolamentari vigenti.
  3. Dalle disposizioni del presente  articolo  non  devono  derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica."

L'art. 65, "Disposizioni transitorie", al comma 1, recita:
"Fino alla data di entrata in  vigore  dei  regolamenti  previsti nella  presente  legge,  si  applicano  se  ecessario  e  in  quanto compatibili le  disposizioni  vigenti  non  abrogate,  anche  se  non richiamate."

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Ci si consola oggigiorno non con la penitenza, ma col divertimento. Il pentimento non è più di moda (O. Wilde)